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Joel Sternfeld, McLean, Virginia, December 1978

Joel Sternfeld, McLean, Virginia, December 1978

di Alessandro Pagni

Un campo incolto con zucche spaccate ed erba secca, un chiosco in secondo piano che vende ortaggi e sidro. Sullo sfondo una casa che sta bruciando circondata da alberi spogli.
La banalità della provincia americana in quella che sembra, all’apparenza, una scena lievemente inusuale e moderatamente caotica.
Eppure i nostri occhi sono bloccati da questa immagine: la composizione, insistendo con lo sguardo, si rivela sofisticata e ambigua. Non è il fuoco che ci trattiene, non è il feticismo per il dramma incendiario che si sta consumando. Piuttosto sono quelle zucche in primo piano, quello stllicidio di palle di cannone arancioni a stregarci, richiamando alla mente un’altra fotografia, celebre per la storia del medium stesso: La valle dell’ombra della morte di Roger Fenton.
Forse ci fa anche sorridere il paradosso di un vigile del fuoco (che potrebbe essere figlio deviato di un racconto di Ray Bradbury), davanti al Farm Market, intento a scegliere i frutti più convincenti, mentre le fiamme stanno divorando il tetto della casa.
O cominciamo a intravedere direttrici dello sguardo sapientemente cammuffate, come ci suggerisce la fila di paletti neri sulla destra che segue la danza in espansione della nube grigia di fumo o la forca di rami nudi alzati come braccia arrese, a contemplare il rogo inarrestabile.

Joel Sternfeld da American Prospects

Joel Sternfeld da American Prospects

Tutto questo e il suo esatto contrario: ovvero la casualità, l’istinto, la sveltezza dell’intuizione, sono gli ingredienti che rendono terribilmente affascinante lo sguardo di Joel Sternfeld, classe 1944, nato a New York e divenuto dagli anni ’70 uno degli occhi “a colori” (insieme a William Eggleston) più attenti nel documentare l’America di tutti i giorni, quella della maggioranza silenziosa, immersa nelle proprie questioni lontane da luci e clamori.
Il suo peregrinare per la provincia americana, raccontandone l’ironica e malinconica bellezza dell’ordinario, ha qualcosa a volte di velatamente triste e in altri casi confortante, perchè ci suggerisce come tutto, la vita nel suo ciclo, per i più, sia semplice e si risolva in pochi piccoli gesti, brevi sentieri e confini rassicuranti.
American Prospects (1987), il suo libro più famoso, racchiude tante piccole perle, che fungeranno da bussola per le sue indagini successive (troveremo la stessa attenta delicatezza in lavori radicalmente diversi come il cupo volume On This Site: Landscape in Memoriam del 1997 dove il fotografo racconterà l’America mostrando le location della tragedie che hanno segnato la storia del paese). In questi scatti, il senso del “non luogo ” è, semplicemente, il senso di un luogo del quotidiano, che ci sfila accanto ogni giorno come un dejavu, che muove sempre lo stesso magma di domande nello stomaco quando si avvicina sera e che salutiamo perplessi ogni notte prima di coricarci.

Exhausted Renegade Joel Sternfeld, Elephant, Woodland, Washingtone, June, 1979

Exhausted Renegade Joel Sternfeld, Elephant, Woodland, Washington, June, 1979

Troviamo strade sbarrate, sentieri che sembrano inutili slanci interrotti o distese immense di niente, come paradossali prigioni senza muri di delimitazione. Passando da una fotografia di Sternfeld all’altra, la sensazione che traspare, è l’impossibilità di lasciare questi fazzoletti di vita, la certezza di non poter andare realmente via, perchè sono parte di un bagaglio genetico che non ci abbandona mai. Anche quando ce ne andiamo fisicamente, quello che siamo resta laggiù e sembra riuscire a pulsare e significare solo a contatto con la terra che ci ha visto crescere, lasciandoci, una volta altrove, una disperata malinconia, quella che pervade qualsiasi migrante.
E in questa altalena di contraddizioni, la felicità sembra non arrivare mai.

Joel Sternfeld da American Prospects

Joel Sternfeld da American Prospects

Le fotografie di American Prospetcs, in certi casi, “profumano di spirito giovane”, somigliano a quelle avventure di adolescenti che, incrociando spesso il torbido della vita adulta, ne restituiscono una lettura diversa, romanzesca, dove lo sconfinato universo di possibilità della loro età, li rende eroici. Pensiamo al migliore Stephen King del romanzo IT e del racconto Il corpo (all’interno della raccolta Stagioni diverse) o il fascino impudente di un Nick Shay nel fiore degli anni, costantemente in pericolo ma ancora salvo dalla trappole che riserva il futuro, nel capolavoro di Don DeLillo, Underworld.
Sfilano davanti a noi, a popolare frammenti di paesaggi anonimi, volti che ci osservano senza curiosità né giudizio. Sono spesso ragazzi, qualche volta adulti, ma il più delle volte ragazzi, che hanno negli occhi il segno della loro condanna: essere gli adulti di domani incatenati qui, dove lo sguardo non invecchia mai, dove le strade non portano mai altrove.

Joel Sternfeld, Lake Oswega, Oregon, 1979

Joel Sternfeld, Lake Oswega, Oregon, 1979

Joel Sternfeld, Kansas City, Kansas, 1983

Joel Sternfeld, Kansas City, Kansas, 1983

Joel Sternfeld da American Prospects

Joel Sternfeld da American Prospects

American Prospects: http://vimeo.com/42067201
On This Site: http://www.youtube.com/watch?v=bHLxWhqBW_0

Ascolto: Mark Lanegan & Isobel Campbell, The Circus Leaving Town

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