Home
Sandro Mille, Dorothea Lange / Migrant Mother, Nipomo, California (1936), 2014

Sandro Miller, Dorothea Lange / Migrant Mother, Nipomo, California (1936), 2014

di Alessandro Pagni

Questo post sarà abbastanza breve e ripeterò molte volte il nome di “John Malkovich”, scusate, ma fa anche questo parte del succo del discorso.
Quando Lotte Schwartz, dopo la strana scoperta fatta dal marito Craig, entra anche lei nel tunnel che conduce alla testa di John Malkovich, prova emozioni così dirompenti da rimanerne ossessionata. Da queste premesse nasce un vero e proprio business di ingressi a pagamento per chiunque voglia provare l’ebrezza di impersonare per un tempo brevissimo un personaggio del suo carisma.
Sarebbe la giostra che ogni bambino grande sogna da sempre.
Impossibile non prendere in considerazione questa pellicola (Essere John Malkovich) quando ci troviamo a visionare il lavoro fotografico di Sandro Miller dal titolo Malkovich Malkovich Malkovich: homage to photographic masters dove, per onorare i maestri che l’hanno ispirato nel suo percorso, ha invitato John Malcovich, con cui ha alle spalle un sodalizio artistico di molti anni, a reinterpretare alcuni dei più famosi ritratti della storia fotografica, da Dorothea Lange con la sua madre emigrante alle inquietanti gemelline di Diane Arbus, dal Che Guevara di Alberto Korda alla coppia John Lennon-Yoko Ono di Annie Leibovitz.

Sandro Mille, Albert Watson / Alfred Hitchcock with Goose (1973), 2014

Sandro Miller, Albert Watson / Alfred Hitchcock with Goose (1973), 2014

Sandro Miller, Philippe Halsman / Salvador Dalí (1954), 2014

Sandro Miller, Philippe Halsman / Salvador Dalí (1954), 2014

Chiamare questa serie “omaggio” è a mio parere un po’ approssimativo o forse ironico: l’operazione messa in atto qui è decisamente meno innocua e molto più interessante.
Da un lato si prendono fotografie universalmente riconoscibili, stravolgendole o reinterpretandole, godendo di tutti i confort di un “luogo amico”, come è quello di un’immagine ormai sedimentata nella memoria, residente da tempo nel nostro immaginario e quindi non disturbante, anzi, a modo suo rassicurante. Da qui la facilità con cui milioni fotografi si prodigano oggi in omaggi e tributi, posizionandosi agevolmente dentro al solco di chi ha già impacchettato in precedenza un lavoro e l’ha reso qualcosa di persistente negli occhi di guarda, senza dover inventare niente di nuovo (e questo si chiama “imitazione”).
D’altro canto Miller, utilizzando la spregiudicata attitudine dell’attore americano, non rende omaggio, ma fa a pezzi queste icone, disintegrandone la sacralità: una sorta di icona al quadrato che annienta l’icona originale con sguardo beffardo.

Sandro Miller, Bert Stern / Marilyn in Pink Roses (from The Last Session, 1962), 2014

Sandro Miller, Bert Stern / Marilyn in Pink Roses (from The Last Session, 1962), 2014

Sandro Miller, Alberto Korda / Che Guevara (1960), 2014

Sandro Miller, Alberto Korda / Che Guevara (1960), 2014

Se Spike Jonze e Charlie Kaufman (impareggiabili demiurghi di scatole cinesi psicologiche e surreali), nel loro film geniale, hanno fatto provare l’ebrezza, il senso di potere e di consapevolezza, al protagonista Craig Schwartz (non a caso burattinaio mediocre e smarrito, interpretato dall’ottimo John Cusack), di entrare “nella stanza dei bottoni” della testa di Malkovich, impersonandolo, Sandro Miller, memore di questa lezione si spinge oltre, fa vestire al suo attore i panni dell’icona (sia nel senso di personaggio, sia nel senso di immagine celebre) e nel farlo, avendo scelto una personalità tanto forte, ne innesca automaticamente l’autodistruzione.
Alfred Hitchcock sembra al confronto meno credibile del suo emulatore, Marilyn diventa una drag queen impertinente e Che Guevara sembra affetto da meteorismo.
Che questo venga fatto consapevolmente o meno, ha poca importanza: quello che conta è che Malkovich, diventando una caricatura, mette a nudo l’umanità, le debolezze e le contraddizioni dei grandi personaggi immortalati, alterando l’equilibrio “chimico” che rendeva quegli scatti tanto irresistibili.
E il gioco funziona nella misura in cui riesce a scavalcare genuflessioni e ossequi fin troppo facili, regalandoci qualcosa che ha il merito di aggiungere un tassello al discorso creativo.
Facile imitare, difficilissimo ragionare sull’insegnamento di un maestro, riscrivendone i dettami in modo che questi riescano anche a parlare di noi.
Come dice Craig Schwartz: Non sai quanto sei fortunata a essere una scimmia, perché la consapevolezza è una vera maledizione.
Tutti dovremmo domandarci se siamo scimmie o autori consapevoli.
Malkovich, intanto, resta John Malcovich.
E probabilmente se la ride di gusto.

[La mostra Malcovich Malcovich Malcovich: homage to photographic masters, sarà esposta alla Edelman Gallery di Chicago dal 7 Novembre al 21 Gennaio 2015]

Sandro Miller, Andy Warhol / Self Portrait (Fright Wig) (1986), 2014

Sandro Miller, Andy Warhol / Self Portrait (Fright Wig) (1986), 2014

Sandro Miller, Yousuf Karsh / Ernest Hemingway (1957), 2014

Sandro Miller, Yousuf Karsh / Ernest Hemingway (1957), 2014

Sandro Miller, David Bailey / Mick Jagger "Fur Hood" (1964), 2014

Sandro Miller, David Bailey / Mick Jagger “Fur Hood” (1964), 2014

Annunci

2 thoughts on ““Se tu riuscissi ad avermi…”: Sandro Miller, John Malkovich e l’annientamento del tributo fotografico

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...