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Edward Weston, Excusado, 1925

Edward Weston, Excusado, 1925

di Alessandro Pagni

Quando più di dieci anni fa, ho visto per la prima volta una fotografia di Edward Weston, sono rimasto abbastanza perplesso: era il mio primo corso di fotografia, da neofita non sapevo assolutamente niente delle potenzialità di questa forma espressiva, ero interessato solo ai paesaggi saturi e sconfinati del National Geographic.
La fotografia in questione era Excusado del 1925 e io ero perplesso, è vero, anzi più che perplesso ero inconsapevole: non avevo di fronte il deserto del Gobi al tramonto o un groviglio di gradazioni verdi lungo il Rio delle Amazzoni, mi trovavo dinnanzi a qualcosa lontano dalle mie aspettative, che mi affascinava e mi chiamava, sebbene il mio studium minimizzasse e riducesse il tutto a un semplice sanitario. Ma la sua forma era ingombrante, quasi tesa a uscire dall’immagine, per schiacciarmi; non si trattava di una latrina, sembrava un elefante albino quello che avevo sotto gli occhi, una bestia che prometteva nella sua immobilità un’inquieta minaccia.

Edward Weston, Nude, 1926

Edward Weston, Nude, 1926

Quell’immagine di Weston, quando ancora la mia idea della fotografia si stava vagamente definendo, è stato un cortocircuito, un primo insegnamento fondamentale: qualsiasi cosa si possa pensare riguardo alla fotografia, essa in realtà è anche altro.
Da qui l’idiozia di credere che ci sia un modo solo di intenderla.
Il mantra di questo fotografo americano, “la precisione al posto dell’interpretazione”, riassumeva un così forte desiderio di realismo poetico, da portarlo a indagare, attraverso la tecnica del “close-up”, la vera essenza delle cose, entrando dentro al dettaglio intimo degli oggetti, tanto da renderli palpabili sulla gelatina d’argento.
Ma questa sua ricerca ha portato alla luce la contraddizione splendida di questo medium: Pepper del 1930 sembra un muscoloso essere antropomorfo, sensuale quanto la formosa bagnante di Courbet e alieno come gli invasori degli horror movies degli anni ’50 e ’60; la sua famosa Cabbage Leaf, somiglia a un mollusco capace di inglobare, succhiare e rigettare, totalmente sconvolto, il nostro sguardo carico di preconcetti.
Anche i corpi nudi, in questo eccesso di realtà, sono così intensamente scrutati e scandagliati, da risultare estranei alla conoscenza che ne abbiamo comunemente: questo realismo portato ai suoi confini più estremi, infrange le barriere fra questo mondo e un altro, un luogo per noi straniero, dove la cosa in sé, raggiunge la sua forma più compiuta.

Edward Weston, Cabbage Leaf, 1931

Edward Weston, Cabbage Leaf, 1931

Come diceva Antoine De Saint Exupery, «l’essenziale è invisibile agli occhi», per cui non riusciamo a interpretare gli oggetti di Weston con gli strumenti che abbiamo, con le regole a nostra disposizione: sono esseri carichi di vita, provenienti da un contesto extraterrestre, a noi inaccessibile.
Solo le sue parole possono fornirci una bussola per scovare il grande mistero che sta dietro alle cose di tutti i giorni:
«Sentivo nel cavolo il vero segreto della forza vitale. Sono stupito, mi trovo in uno stato di eccitazione emotiva e, attraverso il mio modo di fotografare, posso partecipare ad altri la conoscenza che ho della forma del cavolo – perché essa è così e non altrimenti – così come il rapporto con tutte le altre forme»
Edward Weston è stato uno dei più importati esponenti della “fotografia diretta” americana e più in generale della storia mondiale della fotografia, un caposaldo da cui non si può prescindere, legato a Stieglitz e Strand intorno al 1922 e poi co-fondatore, nel 1932, insieme a Ansel Adams, Imogen Cunningham e altri del gruppo “f/64”.

Edward Weston, Pepper, 1930

Edward Weston, Pepper, 1930

Ripensare adesso, a distanza di molti anni, a quella prima immagine del mio bagaglio, vista quando ancora non avevo alcun pensiero riguardo alla fotografia e il mio sguardo era innocente, è qualcosa di sorprendente: devo molto a chi mi ha dato questo imprinting (ed è giusto dire nome e cognome: Marco Barsanti, un grande fotografo e stampatore, ma più di tutto un insegnante stimolante, fatto di cuore, di testa e istinto), tutt’altro che scontato, in un paese in cui troppi fotografi ignorano questo e altri nomi fondamentali che hanno definito e cementato, il loro sguardo ignorante e inconsapevole.

[Pezzo comparso anche su Foto For Fake il 6 novembre 2012]

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One thought on “Taccuino #2: piccola riflessione sull’essenziale secondo Edward Weston

  1. Pingback: Taccuino #2: piccola riflessione sull’essenziale secondo Edward Weston | Marco Barsanti Photography Blog

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