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di Alessandro Pagni

Vorrei riproporre qua sul mio “rifugio” un pezzo uscito mesi fa per La Camera Chiara, magazine online de La Bottega Dell’Immagine di Siena.
È un pezzo a cui tengo particolarmente, racconta il senso della parola “vacanza”, l’atto di “resettare tutto e andare via” (come dice lo stesso fotografo nel suo blog), che ho in un certo senso letto e percepito in alcuni scatti di Efrem Raimondi. Colgo l’occasione dei primi raggi di sole, di questa primavera arrivata da poco, per proporlo come invito salutare (a volte addirittura salvifico) ad allontanarci dal ritmo quotidiani e prenderci un po’ di tempo per noi, staccare con tutto e tutti.
Buona lettura.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

 

Voglio una vacanza di pietra
senza memoria concreta
che ancora mi sento le dita
fondersi nella tua fica
mentre ti rubo energia
poi tu mi rubi la mia
donami una vacanza di pietra
senza memoria concreta
senza tragedie o rumore
che niente si possa svegliare
(Afterhours, Simbiosi)

 

Pinzolo, Valle Rendena, Trentino.
Tempi di esposizione?
Il gesto secco e definitivo di una pagina strappata perché non ci convince.
Il fischio in feedback di una chitarra distorta, rivolta all’ampli, appena prima di attaccare un pezzo.
La parola “NO”, le due lettere, una di fianco all’altra, scandite con decisione, sostenendo l’altrui sguardo.
Questi sono i tempi di posa dell’occhio di Efrem Raimondi.
La sua vacanza dietro le palpebre.
Il tempo di un’impressione.
Quella zona instabile a cavallo fra l’incertezza del pieno controllo sul momento e la sensazione di aver imprigionato per qualche secondo l’esperienza dentro la rete, di aver compreso qualcosa che non si può ridire a parole.
Niente che non sia voluto. Sta lì il bello. Che lui sa mostrarci l’essenza di quel confine.
Appunti che pulsano al ritmo ossessivo di cassa e rullante, poesie punk asciutte, come un ritornello dei Dead Kennedys, fatte dell’essenziale, di una sintesi che è la cifra invidiabile del suo modo di fotografare.
Anche nei lavori commerciali, la stessa urgenza priva di fronzoli. Perché lo sguardo è uno solo, se lo possediamo, altrimenti un milione di scatti non valgono quanto la risposta data a Polifemo.
Le vacanze di Efrem, raccontano lo splendido egoismo di una spina staccata: smettere di preoccuparci degli altri, fare e ancora fare, non per un Dio ma nemmeno per gioco, per riprendere finalmente un discorso, ogni volta interrotto, con noi stessi.
Per quel tempo purtroppo recintato, delimitato, circoscritto, come una riserva naturale, ci affranchiamo dall’obbligo di mediazione e sopportazione altrui, finalmente riscriviamo noi stessi, spingendoci un passo ancora avanti.
Graffi precisi, solo l’illusione di una casualità, graffi che aprono questioni, a volte spinose, come i primi Clash, i riff di White Riot, London’s Burning, Tommy Gun, lui che Joe Strummer l’ha osservato da vicino e sa come, da certe schegge, affiorino volti e spazi abitati e poi scordati, perché gli input sono tanti, certe volte troppi.
Non una fotografia per tediare i dopocena di malcapitati ospiti, che combattono la sonnolenza della digestione davanti al faro di un proiettore.
Nessuna ostentazione di avventure, esotismo, benessere e altre pisciate territoriali.
Efrem fotografa come scrive, scrive come fotografa. Lapidario. Secco.
Attento.
Questa a mio parere è la sua essenza.
Come potrebbero, i suoi appunti di vacanza, essere differenti?

© Efrem Raimondi. All rights reserved.

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PINZOLO, AUGUST 2014

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Ascolto: Afterhours, Vacanze di pietra

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2 thoughts on “Vacanze di pietra: Efrem Raimondi in Trentino

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